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E' bene che spieghi il banner: quella barca che il vento lunare farà navigare dall'Oceano che precipita nell'oscurità al "vuoto" dell'Universo, è metafora dello spirito che mi assiste.

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Luce del Mondo
se ho atteso
invano
un altro luogo
un altro tempo
un'altra dimora
perchè
rifiorissi
dal cuore stanco
e nelle Tenebre
ti ho cercata
avanzando
giorni muti
ora in pace
vengo a Te
finchè la Tua vita
mi appartiene
e dove abbracci
il corpo luminoso
aiutami.


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giovedì, 27 marzo 2008
IL GIAGUARO

Oiielu-ehh
Oiielu-ehh-liuu

Ehhh-li-oielelu

sentiva il sole quando si nascondeva dietro la foresta.

Era la vocina di un bambino che, sempre a quell'ora, usciva dalla capanna in cerca di guai o forse di amicizia evitando la protezione del villaggio.

Sognava da grande vestirsi di piume come il papà e recitare il canto degli antenati, lui sapeva che lo avrebbero portato a conoscere il giaguaro, ma voleva parlargli ora, non sentiva paura, almeno così gli faceva intendere il cuore.

I suoi occhi grandi incontrò quelli del serpente arcobaleno che si apprestava ad uscire, ancora sonnolente, dalla cesta che gli aveva costruito……lo riprese per la coda e lo mise a testa in giù sopra la pelliccia di suo padre che di tanto in tanto (quando poteva e soprattutto senza essere visto) prendeva dal circolo sacro di sassi che circondava la capanna dello stregone. Il serpente si calmò al contatto con il pelo corto del giaguaro e si fece accarezzare senza battere ciglio, conosceva il bambino e gli voleva bene, tant’è che un giorno lo salvò da uno scorpione che si era pericolosamente avvicinato alla sua testa scivolando su una canna di bambù che teneva l’amaca.

Il padre non c’era quasi mai, più del tempo lo passava nella foresta alla ricerca di piante e di cibo, solo raramente tornava al villaggio e solo comunque quando fosse necessario per aiutare qualcuno.

Mentre la madre….-Hai presente un bombolone alla crema?- Ecco, era così grassa che per lavarsi i piedi usava un guscio a metà di cocco con infilato un lungo manico di legno, e così si grattava i piedi immersi nella grande zucca colma d’olio di palma. Non so quanto ci riuscisse ma di certo aveva i piedi più profumati di tutta la tribù!

Comunque il bambino anche se aveva solo 10 anni era così vivace e curioso che si trovava sempre dove non doveva, ma lui confidava nella protezione degli spiriti che tanto suo padre gli aveva parlato nelle serate in cui si riposava tra i viaggi nella foresta. Però non aveva idea di come si potessero richiamare, pensava fossero sempre presenti e lo accompagnassero nelle sue scorribande alla soglia del fitto fogliame. Era convinto, poi, che la protezione degli spiriti significasse anche perdono e coccole come faceva sua madre e per questo si sentiva di fare cose che non doveva. Così un giorno provò a distruggere la grande casa delle formiche tagliafoglie, ma si beccò tante di quelle morsicate che se non fosse stato per il tuffo nel ruscello lì vicino sarebbe tornato alla capanna urlando dal dolore. Da allora quando passava vicino al formicaio si copriva i piedi con la paura e più veloce della luce si ritrovava già fuori pericolo.

Comunque, ritornando a noi, un bel giorno il Destino fece il suo ingresso nella foresta alla ricerca del piccolo bambino, era vestito da una coltre nebbia bianca, lattiginosa e per occhi due raggi di sole che trafiggevano ogni cosa del suolo, fumando la cenere delle foglie secche, come se fossero passate sotto una lente……faceva proprio paura, nascondeva nella sua pancia tutti gli animali che trovava sul suo percorso……ma del bambino nessuna traccia. Ehhh sì! Era così bravo a cacciarsi nei guai che neanche il Destino riusciva a trovarlo. Infatti dove poteva essere se non nella caverna della Morte, così veniva chiamata la tana dove il giaguaro consumava le sue vittime. Ma lui non lo sapeva, era arrivato lì dopo aver raccolto dei strani sassolini, color smeraldo, che a gruppetti di cinque punteggiavano il sentiero fino all’ingresso - Forse sono le orme di qualche spirito di pietra! - pensò, sedendosi contro la roccia della piccola apertura. - Eppure queste pietre mi sembra di conoscerle!- rimuginava tra sé. Fatto sta che, mentre si spremeva il cervello per capirci qualcosa, intorno alla grotta qualcosa di grandioso stava accadendo. Il Destino che ormai era molto vicino, si fermò come se una freccia avvelenata lo avesse addormentato, dalla volta degli alberi un nugolo di scimmie, urlando si scaraventò giù per il sentiero e scomparve aldilà delle rocce, una tetra figura lentamente comparve scivolando dal silenzio, maestosa e di una eleganza che non faceva proprio pensare al suo terribile morso (pensa che è l’unico animale al mondo che riesce a rompere il guscio delle tartarughe con le mandibole). Comunque avanzando con la sua solita prudenza, già aveva intuito che qualcosa non andava, il suo fiuto infallibile riconosceva un odore estraneo e per questo si preparò tendendo i muscoli e drizzando il pelo, le unghie già facevano piccoli solchi nella terra, il suo balzo sarebbe stato come un fulmine a ciel sereno, improvviso, senza ripensamento, spietato e senza ombra di errore. Era il giaguaro!

Il Destino convinto di andarsene, perché contro la Morte in persona non poteva proprio far nulla, già stava salendo su per le liane schiarendo il sottobosco di una luce diffusa, quando d’improvviso il bambino fece un’altra cosa che non doveva fare ma che fu quella giusta in quel momento, cioè prese i sassi verdi e li gettò contro il giaguaro pensando di farlo impaurire, ma questi non aveva proprio la minima idea di andarsene. Ormai il bambino e l’animale si guardavano negli occhi, uno terrorizzato, l’altro, preso dalla sua innata curiosità, alternava lo sguardo dal bambino alle pietre. Inspiegabilmente, infine, gli si accucciò davanti, immobile, ansimando con la lingua fuori come se non avesse più forze.

Il bambino allora cercò di rialzarsi lentamente ma le gambe erano più dure del legno, cercò allora di strisciare di fianco all’animale, ma si accorse che mai avrebbe potuto uscire dalla grotta. Colto dalla disperazione si mise a singhiozzare in silenzio per non farsi sentire. Povero bambino sembrava avesse parso tutta la sua grinta, tutta l’energia di cui andava fiero tra i suoi amici, pensava alla mamma, alle sue carezze che tanto lo facevano felice, alla tenerezza delle coccole che gli chiudevano gli occhi al crepuscolo.

Del papà non aveva notizie da giorni e adesso lo avrebbe voluto vicino per chiedergli perdono di quanta sofferenza gli avrebbe procurato, si sentiva triste per aver mancato ai suoi doveri e disubbidito alle sue parole, ma il suo tempo ormai era giunto alla fine perché la Morte non se ne sarebbe andata via a mani vuote.

- Prego per me, mio Signore, perché non voglio soffrire così, fa che possa abbracciarti con occhi dritti sapendo che almeno tu possa perdonarmi quello che per mio padre sarà solo dolore!- così pregava, girando per le sue manine le pietre verdi rimaste.

Ma sai, quando è il cuore che piange, si fa grande come quello del Signore e raccoglie l’impossibile aiuto anche nelle situazioni più gravi, così, meraviglia delle meraviglie le pietre verdi presero a infuocarsi, tant’è che quelle che teneva strette dovette gettarle a terra e si trasformarono prima in vapore e poi negli spiriti degli Antenati. Il bambino spalancò gli occhi e smise di piangere, non riusciva a credere a quello che vedeva, tutti i grandi guerrieri di cui ne aveva sentito le imprese erano lì, i più potenti stregoni amorevolmente gli sorridevano, e non erano, come aveva sentito dai suoi amici, cupi e minacciosi, anzi, portavano segni e simboli di pace e i colori dei loro visi dipinti erano vivaci come quelli dei gracchianti pappagalli della foresta.

Ma del giaguaro? Forse si era addormentato?

No, il giaguaro si alzò sulle gambe posteriori e………….

lasciò cadere il suo lucente manto sopra il bambino indifeso, chiamò a sé gli spiriti e si radunò con loro, poi lentamente se ne andò non prima però d’essersi voltato per l’ultima volta verso il suo amato figlio.

 

Da allora del piccolo bambino non si sa che fine abbia fatto, però è certo che in alcune strade ancora qualcuno getta le sue preziose pietre verdi e forse un giorno tu lo troverai.

 

 

Postato da: Sulphur a 14:00 | link | commenti (2)
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