

E' bene che spieghi il banner: quella barca che il vento lunare farà navigare dall'Oceano che precipita nell'oscurità al "vuoto" dell'Universo, è metafora dello spirito che mi assiste.
Sulphur in FINIRA'?
Sulphur in FINIRA'?
Milly50 in FINIRA'?
piccolarondine in FINIRA'?
Sulphur in PER TE
Sulphur in PER TE
Sulphur in FINIRA'?
Riyueren in FINIRA'?
Riyueren in PER TE
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Oggi
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Notte
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Notte
Amore mio
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Referto
L'albero
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Per chi fosse interessato, in attesa che diventi legge da parte del Parlamento.

Gli oggetti in legno e i collages nelle foto sono opere dell'Autore che ha l'esclusivo diritto alla pubblicazione.
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Nell'aria l'umido
a sentinella inghiotte la sera
e disfarsi è luce lontana
presso la strada scura.
Si ridisegna il monte
da una luna piena
in solitudine
prensile il mio mondo
scavalca l'argine delle preghiere
e ricompone procella
quale è l'impianto stellare
lentamente che spegne.
E cerco delle tasche
a queste mani sole,
un motivo
che secchi la gola
dall'estro del mio penare
per te, figlia mia,
del tuo male che rigurgiti
dove qui mi racconto come fossi morto
e più in alto
vivo.
Presto l'alba
unica dei mondi
assenti vedrò?
Quale avita dimora
rimossa dall'abisso dei sensi?
Mentre da rocce amorfe
viene l'oblio
il rezzo respiro
che s'innalza e degrada
simili nebbie
malviste, raggelate
orme a banchi
d'immenso, l'autunno
delle fumanti criniere di monti
che il sole trafigge
traverso
un fitto remoto di taglie
la cascata dei mondi
in peso deliquia......
e venula d'alieno
il viso.
Indisponente fracasso
la televisione
questo mare di vetro
a delinquere spengo
cedo alla notte
al silenzio che mi riempie
e risacca dalle imposte
le stelle.
Lascio
un mare di vetro
di specie estinte
predatori
carcasse nel plagio
vuoti da riempire
onde e frequenze
rubate oscurate
pro monili di carta
moneta servile.
A questo ripenso
piattaforma e palinsesto
smunti vitrei gli sguardi
stanchi a milioni
rafazzonati veline calciatori
nel mare di vetro
sopra una galera
a più ordini sovrapposti
remando il tedio
dei giorni futuri.
Ampi stracci bruno
il bosco
a chiazze d'incendio.........
lusorio il gesto
stupidamente locato
nell'azione ottusa.
Rimuginando un crepitare
di nere fumate
un ciabattìo sopra il secco
della forestale
scomposto impreparato
al fronte esteso
il frangersi del vento
a ragnatela folate
rosso tramonto
di monachelle il sentiero
illuminava.
Il piromane ascese
l'incolumità senza pregiudizio
spavaldo nelle tenebre
il suo vizio portando
mai crederà
che vuota l'anima
a riempirla sarà pariglia
simile fiamma urente.
E furono inutilmente armati
corpi esangue
posticci a terra i nomi
l'antenato romano
l'alba ancora grigliava.
Per quindicimila
l'opercolo della notte eterna
unica porta
schiuse.
Brenno vincitore
sulle rive ad Allia
pochi a fuggire
nel folto dei boschi
la furia
sfiancò.
D'allora sacri
furono questi boschi di sangue
e come si fece odore di morte
il Dio rinvenne......
ora del gheriglio nel cranio
cibarsi.
La battaglia del fiume Allia, in latino "Clades Alliensis", vide contrapposti, il 18 luglio del 390 a.C. (questa la data tradizionale, riferitaci da Varrone; più probabilmente si trattava dell'anno 387 a.C.) i Romani ed i Galli Senoni schierati su un piccolo affluente di sinistra del Tevere, l'Allia appunto (oggi noto col nome di "Fosso della Bettina"), poco distante da Crustumerium, una città latina posta sul tracciato della Via Salaria ad una trentina di chilometri a Nord di Roma e dalla città di Fidene.
I Galli Senoni avevano spazzato via la presenza etrusca nella Pianura Padana (caduta di Mantova, Verona, Adria, Padova, Spina, Bologna) e dal litorale adriatico. Una tribù della congregazione dei Senoni, al comando di Brenno (che in celtico significa "Capo", quindi, non uno specifico nome di persona) si spinse nel cuore dell'Etruria, minacciando direttamente Roma, nel frattempo indebolita dalla lotta vittoriosa contro la città etrusca di Veio, a soli 20 km da Roma stessa (396 a.C.). Mentre l'esercito celtico era ben addestrato ed equipaggiato, con ogni probabilità, quello romano era poco più che raccogliticcio e composto da sei legioni. Entrambi gli schieramenti contavano circa 40.000 uomini per parte. I Romani, al comando di Quinto Sulpicio si disposero a bloccare la strada ai Galli presso il fiume, ma furono colti di sorpresa, secondo quanto narrano Varrone e Tito Livio, dall'attacco improvviso dei nemici che sbucarono fuori di slancio dalla riva boscosa del fiume. Brenno, attaccata l'ala sinistra romana che contava i soldati più giovani ed inesperti, sfonda - poi - il centro dello schieramento romano mettendo in fuga i superstiti che lasciarono sul campo almeno 15.000 morti.